La vita pensata

Non vediamo le cose per come sono

Dove te ne stai andando, amico mio
Me ne vado al mare
Passo da mio fratello, c’è mio nipote
Che mi fa respirare
Ma dove sei stato tutto questo tempo
Stavo chiuso in casa
A meditare, ad aspettare
Che il mondo intero smettesse di girare
Ma l’ho capito finalmente
Che io del mondo non c’ho capito niente
Che voglio fare il furbo e invece sono
Un fesso come sempre

Me lo dicevi anche tu
La vita va vissuta
Senza trovarci un senso
Me lo dicevi anche tu
La vita va vissuta
E invece io la penso

Ma dimmi un po’ che cosa stai cercando
Io cerco la risposta
Mio padre l’aveva messa lì in ufficio
Ma qualcuno l’ha nascosta
Ed ho capito finalmente
Che il rimpianto non serve quasi a niente
È solo un altro modo un po’ infantile
Per sentirmi intelligente

Me lo dicevi sempre
La vita è una prigione
Che vedi solo tu
Me lo dicevi sempre
La vita è una catena
Che chiudi a chiave tu

Dove te ne stai andando, amico mio
Forse torno a casa
C’è qualcuno che mi aspetta e finalmente
Sorriderà

Brunori Sas – A casa tutto bene

La fine del viaggio

Fisterra

Stasera sono a casa. Ho già fatto tardi, sono già andato al lavoro, ho già combinato un disastro con il pc in ufficio e adesso invece di dormire cerco di riparare.

Milano è quella di prima, c’è un po’ meno traffico e bar, negozi e ristoranti sono chiusi per ferie che sembra l’ora della siesta. Io un po’ mi sento già quello di prima, e mi sembra di non avere il tempo per un massaggio ai piedi o per riordinare i miei pensieri e il diario di viaggio con le foto storte.

C’è stata l’ultima sera, lunedì 21, sulla spiaggia di Fisterra: il tramonto e la spiaggia piena di gente. Avevo camminato solo tutto il giorno e credevo che da solo avrei passato la serata; invece c’erano ancora Nicolà, Laurina, Isabelle, Alessandra, Sara e Marco.

Io sono sempre poco a mio agio nei gruppi. Alcuni pellegrini si trasformeranno in turisti da spiaggia per qualche giorno, per altri come me è l’ultima sera e poi si torna a casa. Rimbalzo tra un gruppo e un altro, sto un po’ con i francesi. Ce ne sono due che non conosco, uno innamorato dell’Italia. Abbraccio Nicolà che adesso mi sembra un po’ spaesato, Isabelle sorride di nuovo, anche se non ha più nulla da dirmi, poi quando sento che è il momento di andare faccio il drammatico e dico ai tre con cui ho passato tanto tempo: «Beh, adieu!». E Laurina allora decide di salutarmi intonando Bella Ciao. Canto con lei scandendo le parole che le vengono difficili, ma se la cava molto bene. La conoscono tutti, grazie a La casa de papel. Anche questa volta sono commosso.

L'aeroporto di Santiago

La piazza di Santiago

Gli aeroporti sono tutti uguali. Sono i non-luoghi per antonomasia per aiutare tutti a non perdersi o per estraniarci di più, farci sentire più a disagio e bisognosi così saremo più portati a fare acquisti al dutyfree.

L’aeroporto di Santiago non è diverso esteticamente, ma ci sono i pellegrini a rovinare il conformismo internazionale. Zaino, scarpe da trekking, qualcuno con le infradito e le scarpe appese allo zaino, ginocchiere, croste per qualche caduta o per le cince, abbronzatura da muratore.

Non è solo questione di abbigliamento e estetica: avverto una certa fatica a stare seduto, voglia di camminare e spossatezza da ozio.

Molti dei pellegrini hanno preso il volo per Madrid come me. Da qui ci divideremo e già nella coda per l’imbarco per Milano siamo rimasti in pochi. Dei mocilleros che tornano a casa da una meta qualunque in mezzo ai vacanzieri e agli uomini d’affari.

L’aeroporto di Madrid è un non-luogo come gli altri.